"Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo sulla questione ex Ilva, pensando di dare un contributo al dibattito in corso tra le varie forze politiche che si schierano con le lotte operaie di attualità.
Circolo Culturale Proletario di Genova."
LUNEDÌ 28 DICEMBRE 2020
COMPRENDERE LA SITUAZIONE ALL'ARCELORMITTAL/ILVA E' CENTRALE NELLA LOTTA DI CLASSE NAZIONALE
Dall'assemblea del 15 dicembre organizzata dallo Slai cobas sc Taranto - Intervento di proletari comunisti
In un
modo o in un altro, gli operai dell'ArcelorMittal/ex Ilva sono senza voce e organizzazione,
tra il sindacalismo aziendalista di Uilm e Fim, e la Fiom, che è tiepida ed è
alla fine al carro degli altri sindacati. Non ha aiutato nemmeno l'Usb, che si
è posta al carro del governo.
Per l'ambientalismo antioperaio che usa la “Tv del dolore”, gli operai vengono
considerati complici. Questo di fatto favorisce l’azione di padroni e governo
che non trovano opposizione in fabbrica e lotta unitaria di operai e
cittadini. Senza ricostruire un tessuto organizzato sindacale per gli
interessi immediati e generali gli operai sono messi sulla difensiva.
ArcelorMittal ha dimostrato dove vuole andare a parare: smantellare i diritti operai, senza migliore la situazione ambientale. L’accordo è l'ultima tappa di questa lunga vicenda su cui si combatte uno scontro che può vivere sulle gambe di una lotta, o la partita è per il momento persa.
Si
seminano illusioni che dire riformiste sarebbe poco. A Bagnoli la bonifica
non è ancora cominciata, dopo 30 anni dalla chiusura e non vi è stato nulla che
abbia permesso la ripresa della lotta dei lavoratori; anche a Cornigliano non
vi è stato nulla, nessuna bonifica dell'area intorno alla fabbrica dopo la
chiusura dell'area a caldo.
Noi
siamo contro l’ambientalismo piccolo borghese e antioperaio. Noi siamo
radicalmente contro la chiusura della fabbrica, se non decisa da un’assemblea
operaia che prende in mano l’altra produzione.
Questo accordo non deve passare così, va contrastato in fabbrica con una
piattaforma operaia,
che fino ad oggi hanno firmato in 350, e altri 600 hanno firmato la richiesta,
partita da un gruppo di operai, della cig al 100%, Qualcosa si muove.
Ma la
situazione di Taranto deve essere vista e interessare a livello nazionale.
I lavoratori d'avanguardia, combattivi e le realtà politiche di classe devono
comprendere la partita che si gioca a Taranto perché se ne occupino e diano un
contributo.
Ci sarà una ripresa della conflittualità operaia. La classe operaia ora è
schiacciata, ma è una “pentola” che esploderà.
Sull’immediato il passaggio rappresentato da questo accordo è articolato, è un
passaggio pilota, si tratta di questioni che possono aprire diversi fronti in
cui innestare la lotta operaia e un’altra prospettiva.
Noi chiediamo che su tutto questo ci si esprima, non basta la mobilitazione a
Taranto che chiaramente resta centrale, ma occorre un impegno nazionale, come
fu per la Fiat.
La conoscenza della situazione effettiva in questa fabbrica, a Taranto è
importante. Stiamo parlando della fabbrica più grande a livello europeo,
attraversata da molte contraddizioni, la principale tra lavoro e salute; nello
stesso tempo nella storia passata e recente dell'Ilva si sono messe in campo
tutte le soluzioni proprietarie: dal 1962/65 proprietà statale, dal '95
privatizzazione con Riva, nel 2013 sotto il controllo pubblico attraverso i
vari commissari governativi, e ora con l’accordo ritorna lo Stato con il
capitale pubblico. È una fabbrica, quindi, che in un certo senso sintetizza
l'azione del sistema capitalista. Per questo la lotta che c’è stata in alcune
fasi e quella che ancora ci deve essere non può interessare solo Taranto, ma il
livello nazionale.
L’accordo
governo/ArcelorMittal deve portare comunque un cambiamento nella fabbrica. Vi è
ora una situazione più dinamica, ma c'è ancora stanchezza e sfiducia sulle
possibilità di incidere.
E' importante che a livello nazionale si comprenda da parte delle varie realtà
l’importanza della situazione ArcelorMittal, a livello sindacale, politico,
diversamente vorrebbe dire non riconoscere ciò che è centrale per la lotta di
classe.
Pubblicato da fannyhill
( da proletaricomunisti.blogspot.com )